Concluso lo scorso 26 dicembre il processo allo scrittore e attivista per i diritti umani Liu Xiaobo, condannato a 11 anni di detenzione dalla Prima Corte Intermedia del Popolo di Pechino per sovversione del potere di stato. Qui il testo completo della sentenza in cinese. In particolare, Liu avrebbe incitato a sovvertire il sistema socialista su cui è fondata la RPC. Ne sarebbero prova, secondo il giudice cinese, alcuni articoli firmati da Liu e apparsi su testate straniere, nonché la "Carta08" (零八宪章), di cui Liu figura tra i promotori. In tale documento si richiede al governo cinese maggiore democrazia e rispetto pieno ed effettivo dei diritti e delle libertà fondamentali (qui il testo in italiano), rievocando la Carta '77, il documento firmato da intellettuali e attivisti cechi e slovacchi nel 1977, al fine di far pressione sul governo est-europeo per il rispetto dei diritti umani.
Liu era già stato ripetutamente sottoposto ad arresto, sin dal giugno 1989, dopo aver preso parte ai moti di protesta in piazza Tiananmen.
Il processo nei confronti di Liu ha ricevuto grande attenzione da parte dei media internazionali (vedi sotto) e delle ONG attive per la promozione dei diritti umani (Amnesty, Human Rights Watch), che a più riprese negli scorsi mesi hanno invocato il rilascio dell'intellettuale dissidente.
Anche le autorità straniere si sono pronunciate sulla vicenda giudiziaria di Liu Xiaobo: la Presidenza svedese dell'Unione Europea ha espresso profonda preoccupazione per la detenzione del difensore dei diritti umani, richiamando le obbligazioni internazionali cui è soggetta la RPC e le stesse garanzie costituzionalmente sancite in Cina in materia di diritti umani. Gli Stati Uniti reputano la condanna per l'espressione pacifica di opinioni politiche una violazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici che la Cina ha firmato (ma non ancora ratificato). L'Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Navi Pillay, ha dichiarato che la dura condanna emessa nei confronti di Liu Xiaobo segna una battuta d'arresto di un'importante fase di sviluppo registrata in Cina nell'ultimo decennio grazie all'attività di giornalisti, avvocati ed intellettuali per una maggiore coscienza critica nel tessuto sociale cinese nella difesa dei diritti fondamentali. Il Ministro degli Esteri svizzero ha invece stigmatizzato il diniego espresso dalle autorità cinesi alla richiesta dei diplomatici stranieri di assistere all'udienza (ma v. anche le dichiarazioni rilasciate dal Ministro degli Esteri canadese Lawrence Cannon). Il governo cinese, dal canto suo, ha lamentato le "interferenze straniere" in un processo definito "regolare " nei confronti di un cittadino cinese. Tali interferenze, ha affermato Jiang Yu, portavoce del Ministro degli Affari Esteri cinese, costituiscono una violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche ed una indebita ingerenza negli "affari interni" di un paese sovrano.
Cfr. CNN
New York Times
BBC
Wall Street Journal
Repubblica
Corriere
Sole24ore
LaStampa
Giornale
Messaggero
|